Blog su arte & dintorni

Eternamente Roma

Gli storici capolavori di Angelo Paionni in mostra alla Galleria TalentArt dal 10 febbraio PROROGATA FINO A FINE MESE!

Vernissage venerdì 10 febbraio alle ore 18

Ponte rotto, foto di Angelo Paionni (courtesy the author)
Ponte rotto, foto di Angelo Paionni (courtesy the author)

Roma è la città di Angelo Paionni.

Qui l’artista è nato e vissuto. Qui ha messo radici, qui vive la sua famiglia.

Non stupisce quindi che il corpus di opere più rappresentativo, riuscito, completo, e a lui più caro, sia interamente dedicato a questa bellissima città.

leggi di più 0 Commenti

Prendi un oggetto, facci qualcosa, poi facci qualcosa di diverso

Alla Fondazione Memmo il terzo capitolo del progetto Conversation Piece. Fino al 2 aprile

Arnold Hauser afferma, nella sua celebre Storia sociale dell'arte per i tipi Einaudi, che Cubismo, Dadaismo, Futurismo, Surrealismo e altre correnti artistiche di inizio '900 rifiutarono il naturalismo con risolutezza. L'atteggiamento verso la realtà per queste non fu più di carezzevole consenso, come nel passato, ma diventò momento di discussione, integrazione e disgregazione, rielaborazione, protesta e -- in ultima analisi -- dissacrazione. Ne è un esempio l'emblematica "Fontana" che Marcel Duchamp non ebbe mai il coraggio (o la volontà) di esporre, ma che costituì ugualmente un passaggio fondamentale nella concezione dell'arte.

Magali Reus, Leaves. Courtesy the author & Fondazione Memmo
Magali Reus, Leaves. Courtesy the author & Fondazione Memmo

Ne derivò un'estetica completamente rovesciata e un'arte che presuppone l'approccio spontaneo, istintivo e diretto dell'artista e dello spettatore.

A distanza di un secolo dall'esperimento duchampiano, la Fondazione Memmo inaugura il terzo capitolo del fortunato progetto Conversation Piece (già incontrato agli esordi di questo blog): l'obiettivo del progetto è far conoscere al pubblico romano alcuni artisti contemporanei di fama mondiale e le loro opere, quasi sempre ideate appositamente per gli spazi espositivi della Fondazione Memmo in via Fontanella Borghese 56b.

Questa volta il tema della mostra, curata da Marcello Smarrelli, è incentrato sulla natura degli oggetti e sull'uso (e il misuso) che gli artisti ne fanno. Non a caso, il sottotitolo della mostra è il famoso promemoria di Jasper Johns "Take an object / Do something to it / Do something else to it" (ossia: artista, "prendi un oggetto, facci qualcosa, poi facci qualcos'altro"). Il motto non è che la piena consacrazione del principio di defamiliarizzazione dell'oggetto avviato a inizio Novecento: solo che ora siamo nel 1964, negli Stati Uniti, e Jasper Johns è uno dei principali esponenti della corrente americana New Dada (ma guarda un po', ancora Dadaismo) insieme a Robert Rauschenberg. Tutto torna.

leggi di più 0 Commenti

Night Club: 16 storie in cerca di lettori

Oggi vi parlo di un autore esordiente. Conosco Agostino Di Febo di vista, è un collega che lavora nel mio stesso stabile. Un giorno mi incontra e mi confessa che ha scritto una raccolta di racconti. "La pubblicherò a breve, ti andrebbe di leggerla e di scriverci qualcosa su, se il libro ti ispira?"

Così eccomi qua, approfittando di un impegno di mia figlia (questa domenica tocca al papà), a scrivere quattro righe sulla raccolta di racconti di "Ago" Di Febo, come ama farsi chiamare dagli amici.

Il libro, effettivamente, mi ha ispirato. E' scritto molto bene, con un linguaggio asciutto e a tratti raffinato, moderno e capace di mantenere viva l'attenzione del lettore, anche al prezzo di qualche parolaccia.

In effetti -- questa sensazione mi è stata confermata dall'autore stesso durante una breve chiacchierata-intervista davanti a un caffè -- Agostino ha una dannata voglia di essere letto, e si preoccupa (anzi si occupa) moltissimo -- dei suoi sperati "25 lettori".

Innanzitutto ha confezionato la sua raccolta come fosse un disco, strizzando l'occhio da un lato ai vecchi vinili a 33 giri, dall'altro ai più nuovi CD: ha cioè ripartito i 16 racconti in LATO A e LATO B, ciascuno contenente sei tracce (nell'indice sono indicati anche i minuti necessari per la lettura, davvero). Per non scontentare nessuno, poi, ha aggiunto pure tre BONUS TRACK.

Agostino "Ago" Di Febo - Courtesy the author

Ma passiamo al contenuto. Uscivo dalla lettura di un paio di romanzi complessi e organici (il vecchio Spies di Michael Frayn e The shock of the fall -- in it. Chiedi alla luna -- di Nathan Filer), perciò in principio il passaggio a dei racconti brevi, in alcuni casi brevissimi, mi ha lasciato un po' spiazzata. Il fatto è che riuscivo a malapena a entrare nella storia, che il racconto era finito. La classica situazione da bocca asciutta.

I racconti di Di Febo sono paragonabili a fotogrammi, impressioni di storie che l'autore descrive con grande cura e propone, quasi provocatoriamente, ai suoi lettori. Chi legge si trova perciò in situazioni che spesso gli appaiono troncate: a un certo punto -- di regola sul più bello -- il racconto si interrompe lasciando il lettore impalato a pontificare sul significato dell'accenno di storia che ha appena letto, cercando di immaginare cosa accadrà dopo e il destino dei personaggi (che magari lo avevano incuriosito e gli erano pure piaciuti).

Corso Trieste, altezza Liceo Giulio Cesare, Roma
Corso Trieste, altezza Liceo Giulio Cesare, Roma

Agostino Di Febo ha le idee spietatamente chiare, al riguardo: "Scrivo per buttare fuori i miei mostri. A volte sono solo pensieri, immagini, situazioni che mi ossessionano finché non li oggettivo sulla carta. I racconti li tronco di proposito, non perché non voglia o non sappia come continuarli, ma perché mi piace lasciare il lettore interdetto. Cerco infatti di catturare la reazione nel lettore: voglio spiazzarlo, catapultarlo in una situazione a volte bella, oppure brutta, eccitante, scomoda, anche estrema. L'obiettivo è fargli provare, insomma, sensazioni lontane da quelle sperimentate nella sua vita quotidiana".

Così Ago Di Febo accompagna il lettore tra i barboni Asso e Bostik nel racconto Corso Trieste, con tanto di fulmen in clausola finale; gli fa percepire il dramma di una tragedia familiare ne L'anniversario; lo fa guidare insoddisfatto per le strade deserte di Roma, nella soffocante calura estiva, in Una piccola storia inutile.

Roma a Ferragosto, Archivio foto La Repubblica
Roma a Ferragosto, Archivio foto La Repubblica

Chiedo ad Agostino se non ha mai voglia di continuare un racconto e se si è mai affezionato a uno dei suoi personaggi.

"Si, Abbi cura di te e La prigione degli uomini liberi. Forse li continuerò, soprattutto il primo [che, in effetti, è l'intrigante storia di uno 007 che assassina a sangue freddo uno scrittore, ndr]. Del secondo sono particolarmente affezionato al protagonista, Francesco (Franzo) Belladonna".

Franzo è un investigatore / poliziotto / pubblico ministero. Ed è probabilmente l'alter ego dell'autore, un "Ago in potenza" o l'Ago di un mondo parallelo. "Un fratello minore, forse" -- precisa Agostino. "In effetti Franzo ha un fratello più grande che fa meditazione, come me. Il nome di questo personaggio è anche un omaggio al Salvatore "Salvo" Montalbano di Andrea Camilleri, chissà che non porti bene!"

leggi di più 0 Commenti

Violenza sulle donne: cosa fare?

In Italia una donna su tre subisce violenza. Pensate ancora che questo fenomeno non ci riguardi tutti?

Lo so, lo so. Questo è un blog di arte e non di attualità. Ma per una volta fare un piccolo strappo alla regola mi è sembrato lecito, perché il fenomeno della violenza maschile sulle donne è un problema troppo grande per non parlarne, e troppo diffuso per far finta che non ci riguardi tutti.

Lo dicono le statistiche e i giornali, lo ribadiscono le Associazioni e i Centri Antiviolenza, e soprattutto ce lo testimonia Titti Carrano, presidentessa dell'Associazione Nazionale DIRe (Donne In Rete contro la violenza), ospite di una conferenza organizzata dall'Associazione Donne della Banca d'Italia (ADBI).

Titti Carrano (DIRE-Donne in rete) e Virginia Giglio (ADBI). Foto di A. Paionni
Titti Carrano (DIRE-Donne in rete) e Virginia Giglio (ADBI). Foto di A. Paionni

Questo articolo trae spunto proprio dalle parole -- e soprattutto dalla passione -- dell'intervento di Titti Carrano.

La violenza maschile contro le donne nel nostro paese è un fenomeno diffuso, di natura culturale e strutturale, che nasce da una disparità nei rapporti di potere basata sul genere. E' il retaggio di una società patriarcale in cui il potere tra i sessi è fortemente sbilanciato nelle mani degli uomini e in cui le donne sono in condizione di subordinazione e dipendenza-- anche economica. La violenza contro le donne può assumere molte forme: quella fisica (la più tangibile), ma anche psicologica ed economica; può diventare violenza "assistita" quando i bambini sono costretti ad assistere quotidianamente alla violenza esercitata sulle loro madri.

Ma sia chiaro a tutti (e a tutte): la violenza maschile sulle donne è un problema degli uomini. Sarebbe dunque importante interrogarsi sul perché, e che a farlo fossero anche (e soprattutto) gli uomini.

leggi di più 0 Commenti

Casa Menotti a Spoleto

La Fondazione Monini trasforma la casa di Menotti in centro documentale del Festival dei Due Mondi ed esclusivo salotto per concerti nei weekend

Spoleto, Piazza Duomo, Casa Menotti (con l'edera sulla facciata). Foto di Angelo Paionni
Spoleto, Piazza Duomo, Casa Menotti (con l'edera sulla facciata). Foto di Angelo Paionni

Il primo weekend di settembre sono tornata in uno dei luoghi più belli d'Italia e più cari al mio cuore. Paese natìo del ramo materno della mia famiglia, Spoleto è per me un posto magico in cui lo splendore degli edifici si combina con il sapore dolcissimo dei ricordi di bambina.

Ombre di un passato che ormai non c'è più, come mia nonna Maria.

Non so come, né esattamente perché, ma ogni anno succede sempre qualcosa che mi riporta in questa cittadina umbra: non escludo lo zampino di mia nonna (che sulla tomba ha voluto l'emblematica frase non escludo il ritorno, giusto per farvi capire il tipo). 

Questa volta l'occasione è stata il concerto di una cara amica e pianista giapponese nel prestigioso salotto di Casa Menotti in piazza Duomo.

leggi di più 0 Commenti

L'arte cambia, noi cambiamo

A giugno la Tate Modern di Londra ha inaugurato la nuova ala dedicata all'arte dal 1960 a oggi. Noi c'eravamo...

The art changes, we change - l'arte cambia, noi cambiamo. E in effetti dal 17 giugno di cose ne sono cambiate parecchie, con riferimento al Regno Unito. Chissà se l'autore di questo slogan pensava che di lì a pochi giorni i cittadini britannici avrebbero votato per abbandonare l'Unione Europea, quello stesso ambizioso progetto geo-politico cui nel 1975 avevano scelto di aderire?

Probabilmente no. Da sempre l'arte è simbolo di unione, è sogno di un mondo senza confini né colori, luogo dove le diversità plurali sono accettate e valorizzate. Non a caso si sente parlare spesso di "comunità artistica" senza connotazione politica, geografica, culturale, religiosa, di genere.

leggi di più 0 Commenti

Alla scoperta dell'Argentario. Le fortezze spagnole di Porto Santo Stefano e Porto Ercole

Forte Stella a Porto Ercole, Monte Argentario
Forte Stella a Porto Ercole, Monte Argentario

C’era una volta lo Stato dei Presidi: voluto da Filippo II come postazione strategica tra il Granducato di Toscana e lo Stato Pontificio, si estendeva sul promontorio dell’Argentario, Talamone, Ansedonia e Porto Longone (l’odierno Porto Azzurro) sull’Isola d’Elba.
Il piccolo stato con capitale prima a Porto Ercole e poi a Orbetello mantenne la sua autonomia dal 1557 al 1801, finendo inglobato nel Granducato di Toscana nel 1815 dopo il Congresso di Vienna.

Fortezza Spagnola, Porto Santo Stefano

Di questa esperienza resta oggi un’eredità “massiccia” e soprattutto evocativa della durezza di quei tempi: solo per il territorio di monte Argentario si contano la Rocca di Orbetello, la Fortezza di Porto Santo Stefano, un’altra Rocca e ben due Forti a Porto Ercole, senza considerare una quindicina di torri a presidio della costa del promontorio. Un patrimonio architettonico concentrato e inestimabile, se si considera l’eccezionalità di alcuni di questi edifici.

Il Forte Stella di Porto Ercole si staglia “sospeso tra terra, cielo e un mare cristallino”. La sua struttura interna a stella a sei punte (da cui il nome) e i quattro bastioni esterni ne fanno un luogo unico al mondo, che oggi è sede di mostre ed eventi di diversa natura. Il 30 luglio, ad esempio, ospita un seminario di Yoga

leggi di più 0 Commenti

La basilica dei misteri di Porta Maggiore

Se pensate che l'archeologia abbia perso gran parte del suo fascino avventuroso, eccovi un mistero ancora tutto da svelare

C’è ancora un mondo da scoprire e, se vivete a Roma, probabilmente questo mondo si trova proprio sotto i vostri piedi, dove meno ve lo aspettate: a piazzale Labicano, per esempio. Avete mai fatto caso alla recinzione metallica che si trova a ridosso del terrapieno della ferrovia Roma-Cassino-Napoli nel punto del piazzale da cui parte la via Prenestina? Quella recinzione cela l’ingresso a una basilica sotterranea risalente al I secolo d.C., un sito straordinario non solo per fattura, stato di conservazione e bellezza e originalità delle decorazioni parietali, ma anche per il mistero che lo avvolge.

L’edificio fu fatto costruire durante il regno di Claudio (41-54 d.C.) da un aristocratico romano, un membro della famiglia degli Statilii discendente e omonimo del più famoso condottiero Statilio Tauro. Costui fece edificare la basilica più di sette metri sotto il livello stradale (di allora), come ambiente sotterraneo, riccamente decorato e adibito alla pratica di un non meglio precisato culto: quanti misteri da svelare!

leggi di più 0 Commenti

Tutti i "Monday" di Camille Henrot

Scultura, affreschi e una divertente installazione in mostra alla Fondazione Memmo FINO AL 6 NOVEMBRE

Camille Henrot, Derelitta (bronzo, 2016) Photo by Alessia Paionni
Camille Henrot, Derelitta (bronzo, 2016) Photo by Alessia Paionni

IO LO ODIO IL LUNEDI'. Ditemi quanti di voi non l'hanno pensato, almeno una volta, mentre sotto le coperte aprivate gli occhi impastati dal sonno, infastiditi dalla luce mattutina. Diciamocelo pure, certi lunedì riuscire ad alzarsi dal letto è un vero e proprio miracolo.

leggi di più 0 Commenti

I lunedì e le mostre di Sigrido Oliva: un salotto d'arte e cultura a Prati.

Maria Chiara Ippolito, fiori (pastelli su carta)
Maria Chiara Ippolito, fiori (pastelli su carta)

Giovedì 5 maggio ho visitato l'incantevole atelier del pittore di origine siciliana Sigfrido Oliva, alle spalle di piazza Cavour, in occasione di una piccola mostra collettiva intitolata "Maggio floreale".

L'invito è partito dall'amica e artista Maria Chiara Ippolito, habituée dell'atelier di Oliva, che esponeva la sua personale interpretazione con i pastelli sul tema "i fiori".

A dirla tutta, più che un atelier personale lo studio di Oliva mi è sembrato una via di mezzo tra un salotto, zeppo di gente (visitatori, giornalisti e artisti, di cui tanti giovanissimi), e una vera e propria fabbrica pittorica, stracolma di tele, colori, pennelli, tavoli da lavoro e quadri appesi ovunque.

Sigfrido Oliva mi ha accolto con un grande sorriso e a braccia aperte. E' senz'altro un uomo di grande cultura, un piacevole intrattenitore, oltre che un affermato maestro, noto in Italia e all'estero.

Sigfrido Oliva all'opera nel suo atelier
Sigfrido Oliva all'opera nel suo atelier

L'arte è tutta la sua vita, sia che la pratichi, ne discuta o la contempli (possibilmente insieme ad altri con cui condividere l'esperienza e scambiare idee). Proprio perché a Sigfrido Oliva non piace soltanto dipingere, ma anche e soprattutto parlare di arte, confrontandosi con artisti, giornalisti, critici e cultori della materia, ecco che una volta alla settimana -- precisamente tutti i lunedì -- il maestro apre al pubblico il proprio personale atelier, che gode di un delizioso affaccio sul giardino interno della Chiesa Evangelica Valdese di Roma.

In questo giorno, chiunque può farsi avanti per visitare l'atelier, apprezzare le (innumerevoli) opere in mostra del maestro e dei suoi amici, e fermarsi a fare quattro (amabili) chiacchiere con Oliva.

Considerando che siamo nel 2016, in piena era digitale, e non nella Roma accogliente e semplice del dopoguerra, questa iniziativa piacevole e un po' fuori dal tempo mi è sembrata più che degna di nota.

leggi di più 0 Commenti

Triumphs and laments. Kentridge dona a Roma un fregio colossale sul lungotevere della Farnesina

L'artista sudafricano William Kentridge dedica alla città eterna un fregio di 550 metri, tra Ponte Sisto e Ponte Mazzini, destinato a scomparire in pochi anni

William Kentridge, Triumphs and Laments, fregio, Piazza Tevere (tra ponte Sisto e ponte Mazzini), Roma. Foto by Alessia Paionni
William Kentridge, Triumphs and Laments, fregio, Piazza Tevere (tra ponte Sisto e ponte Mazzini), Roma. Foto by Alessia Paionni

Il progetto per la realizzazione di un monumentale fregio che rievoca i momenti di gloria e le pagine più tristi della storia di Roma è nell'aria da più di 10 anni. Il fatto che l'associazione Tevereterno e l'artista americana Kristin Jones siano riusciti finalmente a realizzarlo nel 2016, dopo aver ricevuto un'alternanza schizofrenica di insensati divieti ed entusiastiche approvazioni, è principalmente frutto della loro testardaggine (e che dio li benedica per non aver mollato). La burocrazia e l'avversione al cambiamento -- o forse solo l'inettitudine -- tipici del bel paese hanno infatti rischiato di mandare a rotoli questa straordinaria iniziativa, riuscendo per fortuna "soltanto" a ritardare l'impresa (di anni, intendiamoci).

leggi di più 0 Commenti

LA Galleria Nazionale d'Arte Antica di Palazzo Corsini (Trastevere)

OLTRE 300 DIPINTI E SCULTURE DEL XVII-XVIII SECOLO:

UN VIAGGIO A RITROSO NEL TEMPO CON L'ARTISTA AMERICANO DAVID SCHUTTER

Galleria Nazionale d'Arte Antica in Palazzo Corsini
Galleria Nazionale d'Arte Antica in Palazzo Corsini

Giovedì 24 marzo ho varcato per la prima volta la soglia della Galleria Nazionale d'Arte Antica (GNAA) in occasione di una visita guidata organizzata dalla Fondazione Memmo con una guida d'eccezione: il pittore americano David Schutter.

Si, proprio quel David Schutter di cui vi ho già parlato nell'ambito della mostra Conversation Piece - Part II organizzata dalla Fondazione Memmo e tuttora in corso presso le Scuderie di Palazzo Ruspoli (vedi post del 19 febbraio 2016).

Insieme alla Direttrice della Galleria, Flaminia Gennari Santori, l'artista ci ha guidati tra le opere spiegandoci il proprio, personalissimo, percorso di studio e ricerca.

"La Galleria è per me grande fonte di ispirazione -- ha confessato Schutter -- per questo motivo appena ho un momento libero torno a visitarla, e ogni volta è un'esperienza nuova, in cui mi trovo a scoprire particolari e connessioni che le volte precedenti non avevo notato. Il mio lavoro si focalizza sulla ripetizione delle forme, e molti miei lavori sono nati traendo ispirazione dai capolavori conservati in questa galleria".

David Schutter
David Schutter

Forse sarà perchè l'allestimento della GNAA di Palazzo Corsini non ha nulla a che vedere con i musei moderni, ma ripropone intatto l'aspetto dell'antica quadreria storica della famiglia Corsini così come documentata negli inventari di fine '700. I quadri infatti affollano le pareti e le stanze conservano molti degli arredi del tempo (tavoli, sedie, divanetti, sculture). Più che una pinacoteca del XXI secolo, sembra di essere tornati indietro nel tempo e di visitare la casa di un nobile collezionista d'arte di fine '700, o addirittura di un reale, tenuto conto che la stessa regina Cristina di Svezia visse (e morì nel 1689) nelle stanze dell'odierna galleria.

Da principio si prova un certo disorientamento, in effetti. I dipinti sono così tanti, le cornici così ricche e le ambientazioni così fastose che si ha la sensazione di perdersi e non riuscire a concentrarsi adeguatamente su ciascuna opera. D'altro canto, spiega Schutter, solo un allestimento (o meglio un "affollamento") di questo tipo ha il grande vantaggio di permettere di cogliere le sinergie e le relazioni esistenti tra le opere e i loro autori.

leggi di più 0 Commenti

Look inside

Mostra fotografica di Angelo Paionni

Look inside - ©Angelo Paionni
Look inside - ©Angelo Paionni

 

Inauguro questo blog con un articolo dedicato all'ultima mostra fotografica di mio padre, un artista abbastanza noto sulla piazza di Roma.

Look inside di Angelo Paionni è un portfolio di immagini scattate, quasi per caso, durante una lezione di fotografia tenutasi al museo MACRO di Roma, in via Nizza.

 

I personaggi ritratti sono gli allievi del corso, che in queste foto incarnano inaspettatamente un doppio ruolo: quello di aspiranti fotografi e di soggetti a loro volta immortalati.

I protagonisti sono ritratti mentre riflettono, studiano luce e ambientazione, misurano le inquadrature, mettono a fuoco e scattano. Così facendo ci appaiono nudi e senza posa, mentre vivono, e riescono a svelarci la loro essenza più profonda.

La mostra si è conclusa nel gennaio 2016. Pubblico qui le foto per me più rappresentative non solo come omaggio a mio padre, che se lo merita, ma soprattutto per offrirvi l'unica opportunità di ammirarle.

Godetevi questi scatti, davvero belli, complice anche la location d'eccezione.

L'interazione tra uomo e opere d'arte (fotografie, nemmeno a farlo apposta) conferisce a queste immagini un particolare significato che né il primo né le seconde, presi singolarmente, avrebbero.

Una sorta di alchimia rubata.

Alessia Paionni

 

La mostra, organizzata in collaborazione con la Fondazione Di Liegro, si è tenuta a Roma presso la Galleria Talentart in via Ferdinando Martini 7 (zona Talenti) dal 26 al 30 gennaio 2016.

leggi di più 2 Commenti